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Oltre la soglia

image by Jesse Jacobs
Ci sono giornate drammatiche.

Giornate in cui tutto sembra essere messo in discussione, anche le certezze più indiscutibili, in cui seriamente vivi la paura di sprofondare nel baratro.
Giornate in cui puoi rimanere schiacciato dal corso fottuto degli eventi.
Giornate in cui invece ti puoi rialzare sollevato, rincuorato e fortificato dalle stesse cose per cui sai che vale la pena lottare.
Giornate in cui capisci che se non hai il coraggio di andare oltre la soglia, non vivrai mai.

Giornate in seguito alle quali magari vedi un film di cui ti rimane in testa una canzone per qualche oscura ragione.

Stevie


Nicks – Edge Of Seventeen
[mp3]

(image via jessejacobs)

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Conseguenze

image by bryenh
Grazie a Giorgio qua è praticamente fotta per i Memoryhouse.
Perciò ora voi vi cattate il remixiello.

Memoryhouse – To The Light House (MillionYoung Remix) [mp3]
(www | myspace | remixer – via etmusiquepourtous)

(image via bryenh)

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Un’altra settimana di fuoco

image by bryenh

Altra settimana per gente con i controcazzi.
Troppe cose da fare.
Mille problemi da risolvere.
Tanti desideri da realizzare.
Una nazionale italiana di calcio oggi all’esordio nel mondiale sudafricano.
250 fans su Facebook da festeggiare.
Promesse da mantenere e una canzone da postare.

Rock Electrique – The Promise [mp3]
(myspace – via foreverdisco)

(image by bryenh)

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We Hate Mondays

we hate mondays

Lunedì generalmente fanno sempre schifo al cazzo.
Anche questo.
C’è da dire che non sono l’unico a pensarla così.

Noi odiamo il Lunedì.

Perciò si è aperto un Tumblr musicale nel tentativo di rendere gli inizi settimana meno amari.
Lo trovate qui.

The Drums – Book Of Stories [mp3]
(www | myspace)

(image via kitschcafe)

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Cronache catalane: amore e musica a Barcellona

Non mi lancerò in un sterile racconto della tre giorni del Primavera Sound.

Un po’ perché son certo che amicizie prestigiose se ne occuperanno con dovizia di particolari e precisione nel racconto di quanto successo sopra i palchi, ma soprattutto perché in questa trasferta catalana il Primavera è stato solo una parte di un’esperienza che è destinata a diventare dolce ricordo che mi porterò dietro.

Per come è nata, per come s’è svolta. Per la persona con cui l’ho vissuta.

Nel percorso d’avvicinamento ai trent’anni mi ritrovo nella condizione di avere l’esigenza forte, fortissima di infoltire la mia personale galleria di ricordi. Non rinnego certo il passato però mi rendo conto giorno dopo giorno quanto questo sia piatto rispetto al presente, motivo per cui sento l’esigenza quasi viscerale di riempire, una dopo l’altra, pagine e pagine del mio album di esperienze e di vita.

Insomma come iniziare a vivere a 27 anni e prenderci gusto.

È singolare la progressione con cui ho iniziato a realizzare tutta una serie di desideri che ho covato dentro per anni senza avere la possibilità di concretizzarli.
Una escalation iniziata un paio d’anni fa ascoltando i Gossip e i Battles, poi con il Sorpasso e la conoscenza di una serie di persone che in un modo o nell’altro sono state presenti in momenti che di lì in poi si sarebbero rivelati per me davvero importanti.
Poco più di un anno fa conoscevo Giulia. L’estate scorsa sentivo i Blur in quel di Hyde Park. Ho ascoltato i Wilco in quel di Firenze. Per dire.

Un ultimo anno di stravolgimenti, un anno in cui ho prodotto, ho sognato, ho vissuto una vita piena di emozioni, veloce, furiosa, a tratti disperata, a tratti semplicemente meravigliosa.
E la settimana scorsa partivo per Barcellona in vista del Primavera Sound.

Come qualcuno di voi sa, la trasferta catalana è diretta conseguenza del regalo di compleanno che Giulia mi diede il Dicembre scorso. Per due anni ho sognato di esserci. E finalmente il sogno s’è avverato anche se, come vi dicevo prima, il Primavera s’è rivelato essere solo una parte di qualcosa più importante, grande e piacevole.

Perché prima di quello, anzi in concomitanza, mi sono goduto Giulia e Barcellona dopo giorni di massacro lavorativo, mentale e fisico totale. Ero arrivato alla frutta. Davvero.

Ora che sono a casa dietro lo schermo del mio computer a lavorare ai vecchi fottutissimi ritmi e a scrivere nei ritagli di tempo, non faccio altro che pensare alla luce sopra Barcellona, alle strade, alla gente. A quel continuo vento che spirava costante. Presente ma leggero. A tratti confortante, a tratti congelante.
Alle passaggiate lungo il porto, le mangiate di pesce, i localetti scovati per caso.
Ad un’esibizione dub improvvisata tra le barche ormeggiate e la strada.
Il sole che tramonta verso le dieci. L’amore. Sì, tanto amore.

Piccoli grandi momenti di felicità di cui avevo assoluto bisogno.

E poi i concerti, l’organizzazione titanica che c’è dietro un festival così grande, le file ordinate della gente per i voucher per i drink, la presenza di mille colori, mille tipologie di personaggi in quel del Parc del Fòrum. Il tempo che variava di giorno in giorno e quel senso di serenità che invece non ti abbandonava mai.

Tre giorni di concerti.
Tre giorni che son sembrati molti di più e allo stesso tempo tre giorni che son sembrati essere uno solo. Tre giorni di gioia, di un calore interno e profondo che compensava tutto: gli sbalzi termici, la stanchezza. Tre giorni che mi sembrano ora troppo pochi. Un po’ come quando si pensa alla spensieratezza delle vacanze e, arrivati al termine di queste, si ripensa al rientro in città, alla scrivania, al lavoro.

Una overdose di luci, suoni e amore appunto. I Wave Pictures, gli XX, i Broken Social Scene. I Delorean e i Pavementche ci siam persi. Tanta roba da lasciare storditi.

Per non parlare dei gruppi sentiti il secondo e il terzo giorno: Spoon, Wilco.
Roba da andare sotto il palco in qualche modo (c’era tanta tantissima gente) e piangere ringraziando una qualche divinità del momento.
I Pixies. Cristo santo, ora posso dire che nella mia vita ho sentito dal vivo i Pixies.

I tanto chiaccherati The Drums. Poi i Grizzly Bear e i Built to Spill: i primi che per quanto mi riguarda si son prodotti nella performance più emozionante; i secondi, che ormai son come quei cugini più grandi per cui stravedi da sempre e che ti fa tanto piacere rivedere quando (raramente) se ne presenta occasione, hanno chiuso idealmente la parte “grossa” della mia personale lista dei “must”.

Conoscere gruppi nuovi, di cui hai sentito parlare o di cui hai avuto modo di sentire solo qualcosina. Penso ai Real Estate, a quei cazzo di Nana Grizol di cui mi piaceva tanto la magliettina nera.
Ce n’era per tutti i gusti.
Anche differenti momenti di storia della musica, con un personaggio del calibro di Lee Perry a far ballare le persone dal palco: intendiamoci, reggae e ska non mi sono mai piaciute particolarmente ma vuoi mettere anche in questo caso l’aver assistito con i tuoi occhi e aver ascoltato con le tue dannate orecchie quello che è una leggenda della musica mondiale?

Una delle tante incrociate quei giorni.

Una delle tante che ti permettono di vantarti dicendo il fatidico “io c’ero”.
Ogni momento, ogni canzone, anche le pause hanno contribuito a rendere speciale questa esperienza. Così importante, così forte.

Arrivare all’ultimo giorno, all’ultima esibizione.
Muoversi verso i cancelli, guardarsi attorno e sospirare.
Abbracciarsi, stringersi forte.

Avere la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza grandiosa, di quelle che a vederle da fuori ti fan sentire piccino e intimorito da quanto sono imponenti e distanti, ma che una volta vissute e portate termine ti fanno sentire più grande, più maturo.
Come dire, più “compiuto”. Roba da ultimo giorno di scuola con la classe nella quale sei diventato quello che eri destinato ad essere.

Di questa esperienza vi potrei raccontare di altri mille piccoli e grandi aneddoti, dei calamari fritti più buoni del pianeta, delle bombe di patate, di come ci hanno chiuso dentro la nostra stanza d’albergo. Di quanto Giuditta e Caizzy ci abbiano fatto ridere. Delle “scale lynchiane”. Di come ci stupivamo della capacità di una nostra amica di riuscirci a trovare nel mezzo della bolgia più assoluta. Una serie di momenti di cui ora mi trovo a sentire una grossa mancanza.
Il classico “mancarone”.

E invece senza cadere nella classica depressione da rientro dalle vacanze, decido di chiuderla qua, arricchito da un’esperienza che, senza alcuna retorica, ha riportato in noi una felicità che le avversità recenti avevano messo duramente alla prova.

Musica, felicità e amore. Sì, mi ripeto. Tanto, tantissimo amore.

Delorean – Stay Close [mp3]

Real Estate – Fake Blues [mp3]

Nana Grizol – Galaxies [mp3]

Grizzly Bear – About Face [mp3]

Built To Spill – Hindsight [mp3]

(image via bryenh – check out the whole set)

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Climi monsonici


Ma è possibile che piova così tanto? Assurdo, veramente assurdo. Fortuna che ieri non ho lavato la vespa.

Mumford & Sons – Little Lion Man [mp3]
(www | myspace – via melophobe)

(image via melvdesigns)

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18 di Maggio

Sonno che mi si porta via, umore nerissimo per colpa di una fame bastarda causata dalla dieta cui mi sto sottoponendo da qualche giorno a questa parte.

Eppure le cose non vanno poi malaccio, il lavoro procede (ho pubblicato questo e a breve pubblicherò anche questi due), la partenza per il Primavera è ormai quasi imminente e le vacanze estive sono ormai definite.

Insomma, nonostante l’inizio dell’ennesima settimana massacrante, posso andare a dormire col sorriso sulle labbra.

Gorillaz – On Melancholy Hill [mp3]
(www | myspace – via onehundredb)

(image via kharied)

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Un mese tiratissimo


Questo Maggio sarà un mese infernale.

Ho diversi lavori da portare avanti in parallelo, un regime alimentare austero da seguire con rigore e tanto fastidio nei confronti del pianeta intero da trasformare progressivamente in energia positiva. Il tutto prima di arrivare alla partenza per Barcellona.

I soliti grandi propositi insomma.

Di aprire il feed reader in questi giorni non se ne parla, al solito non per mancanza di voglia quanto di tempo. Per carità, non mi lamento neanche troppo, è che le giornate si son fatte generalmente belle e di stare tanto tempo dietro lo schermo non c’è tutta ‘sta voglia.
Meglio godersi un po’ di sole e libertà.

È che appunto l’estate è ormai alle porte e io ho una fottuta voglia di entrare nello stato mentale ad essa più consono. Perché, ribadisco, l’estate rimane per me soprattutto una questione di stato mentale e io voglio godermela a pieno.

Jónsi – Time To Pretend (MGMT Cover) [mp3]
(www | myspace – via weallwantsomeone)

Grand Hallway – 950 Raindrops [mp3]
(www | myspace – via hearya)

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Sweet Disposition


Un paio di piccoli cambiamenti da queste parti.

Il primo è che ora questo sito risiede sui server statunitensi di
iPage: il trasferimento è stato tutto sommato agevole anche se mi manca da sistemare lo slider jQuery dei post del portfolio. Appena possibile farò in modo di far rifunzionare il tutto.

update: iPage si è rivelato un pessimo servizio di hosting e sono passato a DreamHost.

Il secondo è che ho riorganizzato la homepage, ora più completa e ordinata.

Niente di sconvolgente insomma.

The Temper Trap – Sweet Disposition (RAC Remix) [mp3]
(www | myspace | remixer – via dailybeatz)

image via joliealtshuler

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On a Saturday

On a Saturday

Venerdì sera.
Guardare dopo tanto tempo l’ultimissima puntata di The OC e commuoversi un po’.
Ed è già Sabato.

Patrick Park – Life is a Song [mp3]

Jacob Golden – On a Saturday [mp3]

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Le cose buone funzionano sempre

Two Door Cinema Club
Effettivamente Tourist History dei Two Door Cinema Club è un disco che funziona.

Rapido, leggero, dal ritmo sempre incalzante, senza pause.
Un disco caldo, adatto a questa primavera che si spera ci condurrà presto verso il tepore dell’estate e verso il grande appuntamento di fine Maggio che sarà il Primavera Sound.
In effetti l’essere distribuiti sotto etichetta Kitsuné Music è abbastanza una garanzia.

Al solito niente recensioni che qua non c’è voglia di vedere il fantasma* di nessuno, mi limito a consigliarvi l’ascolto del disco.

Che colloco direttamente nella categoria “stare bene”.

Two Door Cinema Club – Something Good Can Work [mp3]

Two Door Cinema Club – Undercover Martyn [mp3]

(image via iheartau)

*per la storia del fantasma buttate un occhio qua e sui profili twitter di Max (#) e di Emiliano (#)

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Have a joyful weekend fellas

You&Me
Insomma siamo arrivati al weekend pasquale. Finalmente, aggiungerei.
Guardiamo avanti al sole che ci aspetta, col sorriso sulle labbra e con la voglia di goderci il calore delle persone che ci sono accanto oltre che quello della bella stagione che è ormai alle porte.

Passate un buon weekend.

Feldberg – Dreamin’ [mp3]
(myspace)

Gipsy And The Cat – Time


To Wander (Joan Of Arc Remix)
[mp3]
(myspace | remixer)

(image via bryenh)

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Wednesday boredom

wednesday boredom
Annullato dai miei soliti fottuti ed oggi più forti dolori alla schiena decido di dedicare la serata all’ozio. Ne approfitto per rifarmi vivo da queste parti, lasciandovi un paio di tracce maranza che spero possiate gradire. Enjoy.

Two Door Cinema Club – Something Good Can Work (The Twelves Remix) [mp3]
(www | myspace | remixer – via nonacíenmanchester)

Jamaica – Short and Entertaining [mp3]
(www | myspace – via friendsbyfar)

(image via iamscandalist)

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Buona musica per iniziare una settimana pessima

Buona musica per iniziare una settimana pessima
Inizia un’altra settimana che realisticamente si dimostrerà stancante e snervante.
Non è pessimismo il mio ma semplice e puro realismo.

Questo non toglie il fatto che da queste parti si abbia sempre e comunque voglia di ascoltare cose interessanti, perciò oggi vi auguro un buon inizio settimana con dei pezzi dalle cadenze danzerecce.

Tracce selezionate al solito a cazzo sì, ma allo stesso tempo con la voglia dichiarata di mostrarvi che non sono caduto né nel trappolone Baustelle, né nella Gaga fever.

Yeasayer – ONE [mp3]
(www | myspace)

Kavinsky – Pacific Coast Highway [mp3]
(www | myspace – via 1songday)

Grum – I Can’t Shake This Feeling [mp3]
(www | myspace – via winniecooper)

(image via liekeroomijs)

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The greatness of an evolution: My Awesome Mixtape

My Awesome Mixtape

Scrivere un post sulla crescita di una band è per me roba nuova, territorio inesplorato e probabilmente pericoloso.
Per una volta però proverò a spogliarmi dei panni del pusillanime e proverò a buttare giù le mie considerazioni, senza la paura di dire stronzate.

Sabato scorso io e Giulia siamo andati alla serata finale del RomaPopFest organizzato da Nur, Simona, Emanuela e dal resto dello staff di FrigoPop.
Location dell’evento è stato il Mads, locale ormai riferimento per me a San Lorenzo, dove ormai tante volte ho sentito gruppi suonare.

Tutto è stato organizzato in modo meraviglioso, le tempistiche con cui si sono alternate le band sul palco ristretto del locale, gli intermezzi musicali seguiti da Massimiliano. Se non fosse bastato poi la presenza di un Caizzy (Marco Caizzi, dei Cat Claws, genio e sregolatezza fatta persona) in splendida forma e la figura di un Colasanti che lo si vedeva aggirarsi in continuazione hanno rappresentato ottimi spunti umoristici che ulteriormente hanno contribuito alla riuscita della serata. D’altro canto Emiliano stava lavorando, visto che c’erano ad esibirsi gruppi della 42 Records, normale che dovesse girare in continuazione. Erano giorni che lo faceva, dovendo portare i My Awesome Mixtape in giro per radio e redazioni varie.

Ed è proprio dei My Awesome Mixtape che volevo scrivere, perché nonostante le ottime esibizioni dei A Classic Education, dei Jacqueries e dei Diverting Duo, sono loro che hanno catturato maggiormente la mia attenzione.

I MAM (d’ora in avanti li chiameremo così) li conosco ormai da qualche anno, si può dire dagli esordi o quasi.
Ricordo che sentii le prime cose trovandole tra le pagine di Inkiostro, rimanendo colpito dai loro suoni, dalla loro ancora acerba ricerca di spazi elettronici, da un tipo di musica che fin a quel momento non avevo ancora sentito in Italia.
Erano veramente dei ragazzini all’epoca, enfant prodige di quella scena bolognese che per me rappresentava un’isola felice, avamposto ideale di generi musicali e stili di vita che appartenevano a società di latitudine superiore.

I tempi di The Painter and The Anthropologist e Diderot nei quali, pur trovando qualche pecca rispetto al mio gusto personale, non potevo far altro di pensare ascoltandoli che c’era nel loro fare musica qualcosa di veramente grosso.

A distanza di un paio d’anni (nel 2009) i MAM poi sono usciti con How Could A Village Turn Into A Town, disco pubblicato per 42 per cui avevano firmato poco tempo prima.

Una folgorazione. Un lampo.
Rimasi scioccato da quanto erano cresciuti, da quanto si erano smaliziati nella stesura dei testi e nello sviluppo degli arrangiamenti.
Come dissi ad Emiliano stesso in una delle nostre chiaccherate estive in quel del Pigneto, la crescita dei MAM era paragonabile a quella caratteriale di un ragazzo dopo la scoperta e la presa di confidenza col mondo femminile in età adolescenziale. Gli dissi qualcosa tipo:

Prima erano molto fichi ma sembrava fossero un po’ candidi, quasi dei verginelli. Ora non solo hanno scoperto la figa, sono diventati dei musicisti con due coglioni così

Parole forti le mie ma spesso ho visto gente che crescendo ha disatteso aspettative di quelli che riconoscevano in loro un passato da bambini prodigio.
I MAM non erano più dei ragazzi promettenti, erano diventati una band con i contro-cazzi, una di quelle che avrebbe fatto parlare di sé molto più di prima.

E in effetti, vuoi per la crescita naturale che hanno avuto, vuoi per tutta l’esperienza accumulata nei vari tour anche in giro per l’Europa, nel live di Sabato hanno dimostrato tutta la loro evoluzione, tutta la potenza dei suoni che sanno produrre. Questo nonstante le limitazioni logistiche e sonore di uno spazio esiguo come quello Mads.
Grandiosi nello spazzare via il pubblico col loro suono potente, fantastici nel far gruppo con la gente, nel coinvolgerli, nell’animarli.
Archi, synth, tastiere. La voce e la presenza scenica di Maolo. La gran batteria del Mancio (ricordo l’urlo di Caizzy: “Mancio coatto!”).
Gran piacere sonoro speziato a tratti da irruenza quasi tamarra.
Niente a che vedere con l’esibizione al Circolo cui assistetti tempo fa quando aprirono per gli Shout Out Louds.
Tutta un’altra pasta. Tutta un’altra energia e qualità.
Me lo disse Emiliano che erano cresciuti tanto soprattutto nella dimensione live ma vederli dal vivo mi ha dato la reale percezione di quanto si siano evoluti.

Eccezionali, non ho altro da aggiungere se non invitarvi a dare un’occhiata al loro sito, ad andarli a sentire e ad ascoltare quel che di loro oggi vi propongo.

See ya regaz.

My


Awesome Mixtape – Hearts To Land
[mp3]

My Awesome Mixtape – Me & The Washing Machine [mp3]

My Awesome Mixtape – My Moon [mp3]

(le altre foto scattate da Giulia sabato le trovate qui)

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To bring her smile back

a testa in giu

Giulia is an amazing photographer.
She’s a talented person who brings poetry on her shoots with the ability to see people’s feelings and beauty even in things, locations and landscapes.

Sometimes looking at her pictures I have the feeling that no one but the subject exists. She really puts you on the subject telling you the story of a particular moment, making you feel like a child who sees the greatness and magic of the world around him.


(if you can’t see the gallery, click here)

Her camera represents the freedom of being herself, the chance to pursuit her dreams, the way she shows us the world seen by her persective, her vision of life and the beauty of it.
Her camera represents her future, giving her joy and gifting us with her marvelous art and her shining smile.

Saturday morning she found her reflex camera broken with the lcd display cracked. She was really messed up. Now she needs to repair her camera or buy a new one.
And I need to see her smile soon again.

If you want to support her leaving a donation just follow this link and fill up the paypal form on the right side of the page. It will be so much appreciated. And sorry for my english, this is definitely the first and last post written in english you’ll ever read in this blog. Take care.
Tunng – Hustle [mp3]
(www | myspace)

Roky Erickson & Okkervil River – Goodbye Sweet Dreams [mp3]
(www | myspace – via stereogram)

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Dieci

Giulia
Dieci mesi indimenticabili.
Dieci mesi emozionanti, tra atmosfere sognanti e momenti tempestosi.
Dieci mesi filmici a dir poco.
Dieci mesi durante i quali mi sono sentito vivo come non mai.

E siamo appena all’inizio.
MillionYoung – Cynthia [mp3]
(www | myspace – via sachadumain)

VEGA – No Reasons [mp3]
(www | myspace – via sachadumain)
(image via bryenh)

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Someday we’re gonna dance again

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Sarà l’ennessima settimana impegnativa.
Però il tempo lentamente migliora.
E in me la voglia di ballare ancora cresce giorno dopo giorno.

Anoraak – Nightdrive With You (GRUM’s New Wave Remix) [mp3]
(www | myspace | remixer)

(image via polioandearlgrey)

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Il solito post del fine settimana.

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Tradizioni, consuetudini. Mai abitudini.

Da queste parti da quando s’è ripreso a postare con continuità siamo riusciti a riconciliare con equilibrio letture elettroniche (leggi “feed reader”), blog e svago visuale sul Tumblr.

Vi lascio alle canzoni. See ya fellas.
The Twelves – I Feel Fine [mp3]
(www | myspace – via friendsbyfar)

Goldfrapp – Rocket (Grum Remix) [mp3]
(www | myspace | remixer – via discohands)
(image via ▲ Vanessa)

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Things that happen when you don’t fall asleep

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In una di quelle serate che definire strane è riduttivo per tanti motivi che non vi starò a spiegare, ho per l’ennesima volta riscoperto Blip.fm.
E giocando, nell’attesa che il sonno mi convincesse a spegnere tutto e andare a letto, ho riascoltato due pezzi. Un remix di Judy delle Pipettes (targato Blue States) cui sono legatissimo e un brano (parlare di “brano” fa tanto formula sanremese, che di questi giorni ci sta particolarmente) dei The School.

The Pipettes – Judy (Blue States Remix) [mp3]

The School – I Want You Back [mp3]

(image via KirillG)